MONICA MIETITORE

Frutto Proibito

Mostra fotografica collettiva
20-26 giugno 2015
Spazio E2
Alzaia Naviglio Grande 4, milano



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Gruppo E Fotografi: Il frutto proibito
Alessandro Baito, Fiorenzo Bordin, Ivano Boselli, Valentina Carrera, Liliana Casadei,
Paola Gatti, Serena Groppelli, Marco Lombardo, Monica Mietitore, Luigi Profeta,
Alessandra Repossi, Francesco Romoli, Susanna Serri, Pavel Vavilin


“Leda e il cigno” è un raro esempio di soggetto mitologico per Leonardo da Vinci.
La storia di Leda parla di amore, seduzione, ma anche di divinità e tradimento.

È stata scelta come immagine di riferimento per questa penultima mostra del Gruppo E perché il tema del Frutto Proibito trova una sua raffigurazione simbolica proprio in questa storia, ma anche e soprattutto perché l’idea di trasformarsi in qualcosa di diverso da sé, per arrivare alla conquista dell’oggetto, legale o proibito, dei propri desideri, si riallaccia alla carne sensuale dell’artista che si fonde con la materia e con le idee, per modellare le forme e la luce in quella tensione generativa che produce Bellezza pura.

Uno dei simboli che si annidano più caparbiamente nel fondo della coscienza occidentale, soprattutto di radice cattolica, è la mela, simbolo della proibizione divina violata che ha come protagonisti Adamo, Eva, il Serpente e quell’albero di cui l’uomo non avrebbe dovuto raccogliere i frutti.

Il cigno come il serpente, Eva come Leda, Adamo come Zeus o come il Serpente o come Leda, non importa come affrontare il paragone, l’unica cosa è che si tratta di una rappresentazione di amore e desiderio e carne, tra due esseri che si avvicinano o, nel caso dell’Arte, tra il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato.

Non si dimentichi che Zeus era sposato e così anche Leda.

Non si dimentichi che il desiderio della coppia del Giardino dell’Eden non era solo carnale ma anche di conoscenza, perché quel frutto veniva dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.

Il frutto proibito sarebbe la conoscenza, fisica o intellettuale, del Mondo? Forse. Certo è che anche se non fosse proibito stiamo parlando di un frutto inafferrabile, irraggiungibile, a causa dei limitati strumenti di ricerca umani.

Conoscere perfettamente un essere umano è impossibile. Pensiamo di immaginare allora a che grado di impossibilità bisogna considerare il tentativo di comprendere il Mondo, l’Universo, il Senso della Vita.

C’è solo uno strumento che ci può avvicinare alla percezione del Tutto, un’intuizione di qualcosa che non sarà mai definitiva bensì in continua trasformazione. Questo strumento è l’Arte, che mette in comunione due anime sensibili nello sforzo di entrare in sintonia con la Vita.


Alessandro Baito



In collaborazione con

Zamenhof Art – Milano
Cooperativa Letteraria – Torino


Contatti

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aestdelleden@libero.it
338.7689158


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